50° Anniversario dello Studio Perri
Una serata per celebrare insieme la nostra storia
Nel 2025 abbiamo celebrato i 50 anni di attività dello Studio Perri con una serata speciale dedicata ai clienti, ai collaboratori e a tutte le persone che, nel tempo, hanno contribuito al nostro percorso di crescita e di fiducia reciproca.
È stato un momento intenso e autentico, un’occasione per guardare indietro con gratitudine e riconoscenza, ma anche per rinnovare lo sguardo verso il futuro.
In preparazione all’evento, abbiamo voluto ricostruire la storia di Renato Perri e di questi primi cinquant’anni attraverso ricerche, testimonianze e interviste a chi ha condiviso con noi questo cammino, dentro e fuori dallo Studio.
Da questo lavoro è nato un racconto che ripercorre le tappe più significative della nostra storia e che abbiamo presentato durante la serata. Abbiamo scelto di condividerlo anche qui, insieme a un breve video che raccoglie i momenti più belli dell’evento, perché entrambi racchiudono ciò che più ci rappresenta: lo spirito, i valori e le emozioni che da sempre ci accompagnano nel lavoro e nelle relazioni con le persone.
Cinquant’anni di Studio Perri – Il Racconto
(L’attore entra in scena con una borsa da lavoro in mano. Al centro, un leggio.)
Ci sono eventi epocali che cambiano la storia e la vita delle persone.
Una scoperta medica. Una tecnologia rivoluzionaria. Una guerra che finisce.
E poi ci sono le storie piccole, quotidiane, che hanno tutto il sapore dell’impegno di coloro che gli danno vita. Come la storia della Studio Perri.
(Prende dalla borsa un grande libro con scritto in copertina “STUDIO PERRI”, e lo mette sul leggio.)
Che, ok, non ha fermato nessuna guerra… ma qualche contenzioso con l’Agenzia delle Entrate… io credo di sì!
1973
A Parigi firmano la pace per il Vietnam. A Londra Elisabetta II inaugura il famoso ponte. Alle Hawaii Elvis Presley canta nel primo concerto via satellite.
(accenna, canticchiando) “But I can’t help, falling in love with you…”
Chissà, se strimpellando la sua chitarra in via Matteotti a Pontassieve – all’epoca un piccolo paese nel paese – il giovane Renato propone nel suo repertorio anche il re del rock Elvis.
Ma un giorno…
“Renato! Posa chitarra e pennello: s’ha da fare un discorso serio! Che vuoi fare da grande!?”
“L’architetto!” risponde serafico Renato.
Spoiler: non lo ha fatto, altrimenti oggi non saremmo qui!
“Costa troppo!” Lo apostrofa il padre. “Piuttosto, sentiamo lo zio Alfredo!”.
E infatti lo zio Alfredo, ex-finanza, gli dice: «Vieni con me a Cuneo, ti insegno un mestiere!».
E così Renato parte, a bordo della sua Renault 4 bordeaux usata. 400 km di viaggio, Pontassieve–Cuneo, con la mamma che si fa il segno della croce ad ogni partenza.
E il mestiere, Renato, lo impara davvero: quello del commercialista.
1975
Renato e la moglie Lucia aprono il primo Studio Perri.
Una stanza in affitto condivisa con Ruggero Fiaschi dell’Agenzia Acca. Praticamente un coworking d’antan!
Mobili usati acquistati dal magazzino delle Ferrovie dello Stato a Firenze, una calcolatrice a mano Olivetti e un telefono.
Ora, nel 1975 il telefono è considerato un vero e proprio lusso, ma Renato e Lucia non se ne privano per svolgere al meglio il proprio lavoro, con grande disapprovazione del Fiaschi che, ad ogni telefonata, alza il sopracciglio a mo’ di rimprovero!
Immaginate la scena: “driiiiin!” (mugola in segno di disapprovazione e alza il sopracciglio).
Sopracciglio a parte, il Fiaschi è uomo onesto e d’altri tempi, e i primi clienti arrivano tutti grazie a lui.
Ogni 15 giorni, a bordo della famosa Renault 4 bordeaux usata che ancora, dopo Cuneo, stoica, fa il suo dovere, Renato e Lucia fanno il giro dei clienti per prendere e riportare le fatture da registrare.
E no, non è come oggi che siamo tutti un po’ il Bianconiglio e ci muoviamo come Speedy Gonzales al grido di “È tardi! È tardi!”.
Nel 1975 i clienti non vedono l’ora di riceverti, di aprirti la porta e accoglierti con un liquorino, un caffè, una fetta di torta.
Allora tutto è più lento, dilatato, tutto è scambio, rapporto diretto e colloquiale, socialità allo stato puro.
Ma non al telefono eh, che sennò il Fiaschi… “driiiiin!” (mugola in segno di disapprovazione e alza il sopracciglio).
Tra i primi clienti, indimenticabile è Paolo Bonaiuti, ortolano ambulante a Molino, che riesce a fare a mente con assoluta esattezza tutti i calcoli, battendo in velocità qualsiasi calcolatrice.
“Paolino vieni qua”, gli dice ogni tanto Renato – “stai di fianco a me che così a fare i conti risparmio un bel po’ di tempo!”
E il Bonaiuti giù di addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni. Altro che Olivetti!
1976
Tra un liquorino offerto, un sopracciglio all’insù del Fiaschi e un calcolo a mente del Bonaiuti, arriva la cartolina del militare per Renato, che parte suo malgrado.
Ma niente va perduto: ogni sabato pomeriggio ecco dall’ufficio IVA di Firenze Alvaro Cecchini, una specie di supereroe con la penna stilografica, pronto ad aiutare Lucia e a risolvere qualsiasi problema.
1977
Tornato dal militare, Renato trasferisce lo Studio in un fondo in affitto ai Villini, in via F.lli Cervi.
Sono anni di grandi cambiamenti, quelli: nelle sue varie intuizioni, Renato capisce che il futuro sono i calcolatori.
Così, indebitandosi fino al collo, acquista il primo sistema 34 dell’IBM, al grido di “siamo nel futuro!”.
Peccato che “il futuro”, non passa né dalla porta, né dalla finestra, e così viene sistemato nel garage di Renato e Lucia!
Immaginate: un’impiegata ai Villini a rispondere al telefono e a ricevere i clienti, e un’altra in garage impegnata a registrare, lavorando all’enorme calcolatore!
Non proprio comoda come sistemazione!
1983
Altro giro, altra corsa: arriva un nuovo trasferimento dello Studio, stavolta in uno dei fondi della cantina Melini, in via Montanelli.
Renato disegna nei minimi dettagli i nuovi ambienti di lavoro.
“Mamma, babbo, ho aperto uno Studio Professionale come si vedono solo al nord d’Italia!”. (Guarda il pubblico)
L’entusiasmo: un motore perennemente al massimo, che ha portato lo Studio Perri sempre più avanti!
Ma nel 1983 c’è una novità ben più grande del trasferimento e quella novità si chiama Claudia, la figlia di Renato e Lucia che in questo anno nasce e che nel randevouz di via Montanelli ha appena 4 mesi.
Così, tra un mobile da traslocare, una mano di bianco da dare e un lavoro da consegnare, c’è anche una bambina da crescere, che fin da subito respira aria di numeri e fatture. Qualcuno ancora oggi ricorda quando, ad appena tre anni, si divertiva a far squillare i telefoni dello Studio dalla stanza accanto, per chiamare la mamma Lucia.
1991
Arriva nello Studio un ampliamento importante: l’abilitazione per le buste paga, un ramo che passa poi a Nunziatina Perri, la nostra Tina, sorella di Renato, che ancora oggi conduce insieme alla figlia Ilaria.
Renato, prima di salire nel suo Studio, passa spesso a salutare le dipendenti del nuovo ramo, e quando Ilaria viene assunta nasce con lei un siparietto fisso:
– “Lo sai che sei la mia nipote preferita, vero?”
– “Ma sono la tua unica nipote!”
– “Non importa: resti comunque la mia preferita!“
1996
Indovinate un po’?! Un nuovo trasloco, signore e signori, quello nell’attuale sede alla Palazzina!
Piano piano, accanto a Renato comincia a crescere una vera e propria squadra di professioniste, un gruppo compatto, una base solida su cui lo Studio costruirà il proprio futuro.
Gli anni passano, Claudia cresce e sceglie di formarsi per poter lavorare nello Studio, iniziando anche a frequentarlo attivamente già prima di conseguire la laurea specialistica e l’abilitazione.
E Renato, nel suo stile, la mette subito alla prova: le affida le operazioni più nuove, più complicate che Claudia studia e fa sue.
Con Renato ogni giorno è una lezione, un’esperienza da trasferire, che non si limita ai dettagli tecnici, ma arriva fino al cuore del mestiere e delle persone.
Non è un rapporto tiepido, il loro.
Si discute, si discute anche forte… ma dopo poco scappa una risata, una frase distensiva, e a volte anche un abbraccio.
E quante volte la mette alla prova, Renato!
Lasciandola da sola a gestire situazioni anche delicate, che la mettono in difficoltà, ma solo perché vede in lei la capacità di fronteggiarle.
Poi un giorno, dopo anni di lavoro a 4 mani conditi da litigi e riconciliazioni, Claudia e Renato iniziano a chiamarsi “socio” e “socia”.
“A un certo punto… c’è stato questo cambio, queste parole tra di loro” – ci racconta Lucia.
La cosa parte quasi per gioco, per scherzo, ma si trasforma poi in una vera e propria attestazione di stima.
Perché nel linguaggio di Renato, che poco facilmente si lascia andare ai complimenti, quell’appellativo significava anche: “ti riconosco, sei arrivata”.
Mica poco, vero? Così, nel 2013 nasce ufficialmente lo Studio Associato Perri.
2016
Poi, il 2016. La scomparsa prematura di Renato.
Così, d’un tratto, il silenzio. Come se nello Studio si fosse spento un motore.
Certo, Renato era malato da tanto, ma contro quella malattia aveva lottato con riservatezza, e nessuno si aspettava una perdita così improvvisa.
Forse, a posteriori, dietro a quel pretendere tanto da tutti, dietro a quella sua formazione continua, c’era proprio la consapevolezza di non avere poi molto tempo.
Così, per un attimo sembra tutto sospeso. Le voci ferme. Le porte chiuse.
Poi, piano, quella sospensione si rompe.
E lì si capisce: c’è Claudia.
È lei a prendere il timone.
Senza mai tirarsi indietro, senza mai pensare: “non ce la faccio”.
Non come un salto nel vuoto, ma come il completamento di un percorso avviato.
Era preparata? Certo.
Era serena e tranquilla? Certo che no!
E chi lo sarebbe, in una situazione del genere!
Una montagna di responsabilità che appare all’improvviso davanti agli occhi, sembra impossibile da scalare.
“I primi tempi tenevo sempre una camicia stirata appesa dietro la porta dell’ufficio” – mi ha raccontato.
Ma non era un vezzo: la determinazione nel mantenere l’impegno preso la faceva sudare le proverbiali sette camicie, e averne una pronta per l’appuntamento successivo, era il suo segreto per tenere il passo.
Stanchezza? Sì, tanta, ma arrendersi, mai.
E se c’è un cliente in difficoltà?
Borsa in spalla e si va da lui, all’inizio anche tutti i giorni, se serve.
Più di quanto si fosse mai fatto prima. Una disponibilità totale.
Se la sua borsa potesse parlare, credetemi, l’avrei intervistata volentieri per questa serata!
Accanto alla necessità di proseguire il lavoro fatto fino a quel momento, c’è la voglia di innovare, di dimostrare la propria individualità nel cuore di chi ha bisogno di conferme. Così, prova a costruire qualcosa di nuovo, un metodo tutto suo. (Grida) “Mi raccomando l’agendaaaa”, ripete a tutti.
Perché il suo modo per non farsi travolgere dalla complessità è mettere tutto in ordine, una cosa alla volta. E se si può, non rimandare mai a dopo.
L’agenda, signore e signori, che per non perdersi nel caos è doppia: una digitale, condivisa, l’altra cartacea, personale.
Le riallinea ogni giorno, come una funambola che tiene insieme lavoro e vita privata.
Un’agenda che non si ferma, nemmeno durante le 2 gravidanze.
“La mattina si partiva: lei, io, il bimbo, biberon, pannolini, carrozzina.” – Mi racconta Lucia – “Claudia dava il latte ogni tre ore, tra una pratica e un appuntamento, io stavo col bimbo… e poi si tornava a casa la sera, con la cena da preparare e tutto il resto da fare.”!
E pensare che io non riesco a telefonare e aprire il frigo nello stesso momento senza andare in tilt!
Ma si sa, le donne hanno sempre una marcia in più e qui, ricordiamoci, siamo in uno Studio quasi tutto al femminile… quasi… heilà, Nicola, come va tutto solo soletto lì in mezzo?
E proprio questo team quasi tutto al femminile, è il vero punto di forza dello Studio.
Un gruppo che – insieme all’insostituibile Maria Cristina – determinata e risoluta di fronte a qualsiasi difficoltà – è ascoltato e in ascolto, diventando ogni giorno sempre più efficiente e coeso.
Coinvolto anche nelle piccole cose, come la scelta dei divanetti o la nuova carta da parati per la sala d’attesa.
Negli anni, Claudia non ha solo portato avanti il sogno dei genitori: lo ha fatto suo.
Nuove tecnologie, nuove regole di benessere, nuovi modi di vivere il rapporto coi clienti, coi dipendenti, coi collaboratori.
Perché è formale quando in sala riunioni si comunicano dati e numeri, o nelle sue telefonate fiume vagando per i corridoi con cellulare e auricolari – che non sai mai se parla a te o al telefono, vero? – ma sa anche essere estremamente informale quando – lasciandosi andare a una gioia istintiva – davanti alla macchinetta del caffè annuncia a tutti una bella notizia.
Come quella volta che… “Ma che si fa a fare due ore e mezzo di pausa pranzo? Ci basta mezz’ora!”.
E da lì, la svolta dell’orario continuato: una scelta che ha cambiato il ritmo dello Studio, un bene per i clienti e più tempo per le famiglie.
Che si sa, se il team è sereno e tranquillo, va tutto a pro del lavoro.
Anche perché in uno Studio professionale non ci si limita a fare i conti: si parla di vita e di decisioni che possono cambiarla davvero.
Si ascolta, si consiglia, si accompagna.
Si dà forma ad un’idea che nasce, si accompagna il cliente in una successione complicata.
Un lavoro a 360° che guarda sempre oltre il solo – e sacrosanto – risparmio fiscale, con operazioni che nel tempo migliorino davvero la vita delle persone.
Qui, allo Studio Perri, dove ogni cliente non si lascia mai indietro, i numeri arrivano sempre dopo un caffè: prima le persone, poi le colonne!
E oggi eccoci tutti qua.
Cinquant’anni dopo quell’ufficetto condiviso col Fiaschi, tra sopracciglia alzate e Renault 4 bordeaux scassata.
Cinquant’anni di sorrisi e di corse; di notti a finire un bilancio e di agenda doppia; di caramelle alla liquirizia – che in studio, anche se piacciono solo a Claudia, non si fanno mai mancare nel ciotolino! – e di (canticchia) “tanti auguri a te!” per il compleanno di turno in ufficio mangiando rigorosamente le paste!
Cinquant’anni di lavoro di squadra, di “tranquilli, risolviamo anche questa”, di (grida) “ci sonooooo” urlati prima di chiudersi in ufficio, per avvertire tutti che è arrivata tornata. Che Claudia c’è, che possono contarci.
Perché uno studio non è un nome sulla porta.
È chi ogni mattina apre quella porta.
È la somma delle competenze, delle mani che si danno il cambio, delle teste che ragionano insieme.
È anche la fiducia di chi sta dall’altra parte della scrivania.
Oggi lo Studio Perri è quello che è grazie a tutti voi: (indica le dipendenti sul palco) dipendenti, (guarda il pubblico) collaboratori, clienti.
Se stasera siamo qui a celebrare 50 anni, è perché avete creduto, sostenuto, camminato insieme a noi.
È perché dentro a questi cinquant’anni, c’è ognuno di voi.


